ESPLOSIONE DI SOLIDARIETA’ PER ROBERTO SAVIANO
Dopo l’uscita di "Gomorra", lo straordinario libro di Roberto Saviano che ha spiegato le strutture più profonde della camorra, la vita dell’autore è drammaticamente cambiata, ma la risposta di solidarietà dell’opinione pubblica tutta si è fatta sentire con una forza che raramente si era vista prima.
La mobilitazione creata in difesa del giornalista è stata eccezionale, in italia e all’estero, ed è stato sottoscritto un documento di solidarietà da sei premi Nobel: Dario Fo, Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu. Tale documento chiede allo Stato protezione per lo scrittore dalle minacce di morte dei Casalesi ed un maggiore impegno nella lotta alla camorra. Dall’ottobre del 2006 Roberto ha ricevuto dure minacce che hanno costretto il Prefetto di Caserta a farlo allontanare dalla sua città e a chiedere un programma di protezione. Ma ciò che è in pericolo, in questo modo, è la libertà di Saviano, la sua autonomia di scrittore e la possibilità di avere una vita sociale, una vita normale. L’appello dei Nobel ricorda che il giornalista è "un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, ed è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, Repubblica, e di tacere". Dopo la chiamata dei Nobel in tanti si sono schierati: Repubblica.it ha aperto a tutti l’appello, attraverso una raccolta firme alla quale hanno aderito più di 170 mila persone. Quanto la storia in questione abbia sensibilizzato l’opinione pubblica è dimostrato anche dal fatto che brani di Gomorra sono stati letti nelle piazze e tantissimi professori ne hanno parlato nelle scuole.
Per quanto riguarda il mondo politico la solidarietà non ha fatto distinzioni partitiche: sia il Presidente del Consiglio che l’opposizione hanno dimostrato in più occasioni la propria vicinanza, visto che, come afferma lo stesso autore, la sua è una lotta al di là di ogni parte politica. Anche la Federazione della stampa nazionale italiana e l’Ordine dei Giornalisti hanno espresso la loro solidarietà a Saviano "costretto da due anni a vivere sotto scorta per la sua coraggiosa e documentata denuncia delle attività della camorra", e hanno ribadito che "chi è compromesso o anche solo distratto nei confronti della grande criminalità non ha diritto di cittadinanza del mondo dell’informazione". La vicenda dell’autore non poteva ovviamente passare inosservata nel mondo della rete e, oltre alle centinaia di blog nei quali viene affrontato l’argomento, è stato creato un sito web ufficiale dedicato a lui, ai suoi articoli e alla lotta alla camorra.
Un importante ruolo nella creazione di una tale mobilitazione solidale l’hanno avuto i mezzi di comunicazione di massa: trasmissioni televisive hanno dato spazio alla vicenda, i telegiornali e le radio l’hanno seguita passo dopo passo mutando spesso la scaletta, grandi social network, come Facebook e Myspace, hanno creato una comunity dove la virtualità è solo il preludio per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne ed ossa. Nonostante tutta questa visibilità mediatica è importante sottolineare, però, in quale ottica lo scrittore intende utilizzare i media: egli li interpreta come uno strumento per mutare la consapevolezza delle persone, e non solo per intrattenere telespettatori. In questo modo la maggior parte degli individui, l’opinione pubblica, si informa e viene a sapere come stanno veramente le cose, scoprendo addirittura i nomi delle aziende della camorra attraverso i talk show. Ed è proprio questo che la criminalità organizzata non vuole. Come scrive Saviano "quello che spaventa i clan non è tanto il racconto del crimine diretto, del sangue, della ferocia. La cosa che più temono è veder scoperti i loro affari sul piano nazionale, veder emergere la zona grigia, la realtà di imprenditori che localmente divengono parte fondamentale della politica e dell’informazione".
Ora sembra che però qualcosa sia cambiato: il pubblico più vasto sta cominciando a conoscere e a giudicare negativamente ciò che da sempre accade, ma che spesso è stato ignorato. Oggi chi prima assecondava la grande criminalità, o comunque non si schierava contro di essa, deve per forza prendere una posizione di fronte all’opinione pubblica nazionale e questo è un piccolo primo passo per arrivare a smantellare il fenomeno. Saviano però non potrà mai essere, da solo, lo strumento per combattere la camorra, ma si limiterà ad essere un simbolo della lotta, che magari aiuterà a tenere i riflettori puntati sulla questione. La vera lotta, infatti, dovrà essere combattuta dagli organi dello Stato e da tutti quei cittadini che, entrando in contatto con i clan, decideranno di non assecondarli denunciando e andando ad abbattere il sempre troppo imponente muro di omertà.
